Per aiutare tutti gli operatori del settore a orientarsi nel complesso mondo regolatorio degli integratori alimentari, Federsalus ha elaborato una lista delle principali normative di riferimento, suddivisa in cinque macro-aree:

  • normativa generale e relativa alle sostanze ammesse negli integratori alimentari e negli alimenti a fini medici speciali;
  • normativa claim ed etichettatura;
  • normativa in tema di igiene e sicurezza degli alimenti e degli stabilimenti di produzione e confezionamento;
  • normativa sugli additivi e gli aromi alimentari;
  • normativa in materia di corretta comunicazione al consumatore, compresa quella in materia ambientale.

Il comparto industriale degli integratori alimentari ha retto l’urto della pandemia e ora si prepara ad affrontare le incognite del prossimo futuro riorganizzandosi e puntando sullo sviluppo di nuovi modelli di interazione multicanale, da remoto e digitale. Con Andrea Zanardi, presidente di Federsalus, facciamo il punto sugli scenari che si stanno prospettando per un mercato che in Italia, a fine 2019, ha raggiunto un valore di circa 3,6 miliardi di euro, primo in Europa e cresciuto del 3,6% rispetto al 2018.

ll Consiglio direttivo di FederSalus, l’associazione di categoria che rappresenta l’industria degli integratori alimentari, ha nominato all’unanimità Maria Delfina Gandolfo quale nuova Direttrice Generale, a partire dallo scorso 1 settembre.

Oltre 20 mila addetti, in un mercato complessivo nazionale che muove quasi 4 miliardi di euro e un’industria fiore all’occhiello anche per ciò che concerne l’export. È il quadro di un settore solido e in crescita quello che emerge dalla quinta indagine di settore “La filiera italiana dell’integratore alimentare”, condotta dal Centro studi Federsalus, in collaborazione con Iqvia, sulla base di 143 aziende intervistate.

Il fatturato industriale 2018 della filiera risulta di circa 3,7 miliardi di euro, in aumento per il 75% degli intervistati. La produzione è stata realizzata principalmente da aziende in conto terzi, mentre sul fronte occupazionale siamo intorno ai 22 mila addetti, in aumento per il 53% dei rispondenti.  Anche gli investimenti sono cresciuti nel 2018: l’80% è impiegato in marketing e comunicazione (28%), ricerca e sviluppo (23%), formazione (17%), impianti e nuovi macchinari (12%).

A fine 2019 il mercato degli integratori alimentari in Italia, il principale in Europa, ha raggiunto un valore di circa 3,6 miliardi di euro, cresciuto del 3,6% rispetto al 2018.

 

 

Il farmacista e il medico restano un punto di riferimento irrinunciabile per i consumatori. Nel 2019 ci sono state 28,6 milioni di prescrizioni mediche di integratori alimentari e la farmacia, sia essa “fisica” o virtuale, rimane il principale canale di vendita degli integratori che si confermano la seconda categoria dopo il farmaco su prescrizione e danno il maggior contributo alla crescita.

 

 

L’export rappresenta una delle principali leve del business: nel 2018 è stato pari a 735 milioni di euro e ha inciso complessivamente per il 20,1% del fatturato, in aumento per oltre metà delle aziende intervistate, collocando l’Italia, a fine 2018, al 7° posto dei Paesi maggiori esportatori di integratori alimentari.

“Il comparto rappresenta in Italia una punta di diamante sia a livello di consumi sia di produzione, tra le eccellenze che possono agganciare la ripresa economica e sulle quali auspichiamo il sostegno delle Istituzioni”, dice Andrea Zanardi, presidente Federsalus. “I dati raccolti dall’indagine mostrano un settore solido e dinamico, capace di innovare e con un’occupazione che secondo le aziende rispondenti è costante e/o in crescita. In questa fase difficile, il consumatore ha incluso l’integratore alimentare tra gli acquisti fondamentali, riconoscendone un ruolo nel mantenimento della salute e del benessere. Di fronte a un prodotto entrato nelle abitudini dei consumatori e a un mercato florido, il tema regolatorio a livello europeo acquista una rilevanza cruciale. Per questo Federsalus ha tra le sue priorità il rafforzamento del perimetro in cui si muovono le nostre aziende e auspica che il formalismo dei feedback presente nei regolamenti sia contestualizzato attraverso un’interlocuzione sui contenuti e su dati scientifici dimostrabili”.

Nicola Miglino

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