Uno strumento per fare chiarezza, tra i professionisti ma anche al grande pubblico, sulla valanga di informazioni più o meno corrette che girano oggi sul web in tema di dieta, sistema immunitario e Covid 19. Questo vogliono essere le “Linee guida nutrizionali per sostenere il sistema immunitario e nutrirsi con consapevolezza” messe a punto dalla Fondazione Valter Longo Onlus e curate da Romina Inès Cervigni, responsabile scientifico della Fondazione, Valter Longo, docente di Biogerontologia e Scienze biologiche e direttore dell’Istituto di longevità della School of gerontology all’University of Southern California di Los Angeles e Matteo Bassetti, ordinario di Malattie infettive presso il dipartimento di Scienze della salute, Università degli studi di Genova.

Nascono dalla collaborazione tra la Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc) e la Società italiana di anestesia analgesia, rianimazione e terapia Intensiva (Siaarti) le nuove raccomandazioni sulle modalità di trattamento nutrizionale dei pazienti critici e post-critici adulti affetti da Covid 19.

La condizione pandemica che stiamo vivendo ormai da qualche tempo e che ci sta costringendo in casa ormai da diverse settimane, ha inevitabilmente concentrato l’attenzione della comunità scientifica sulle problematiche relative alla prevenzione del contagio da Sars coV 2 e sugli approcci terapeutici. Molte le informazioni circolate da una parte su aspetti di igienizzazione e sanificazione e, dall’altra, su tutte le sostanze che possono aiutare il nostro sistema immunitario a rispondere agli attacchi di qualsivoglia patogeno. Non va trascurato, però, anche un altro aspetto, legato alle ricadute psicologiche della nuova vita a cui ci siamo dovuti abituare in condizioni di isolamento e quarantena. La stessa Oms se ne è occupata, pubblicando poche settimane fa linee guida di riferimento per psichiatri e psicologi. Ce ne parla Marzia Pellizzato, Vice-presidente Sifnut (Società italiana formulatori in nutraceutica).

Screening rigoroso dei donatori di feci contro il rischio di trasmissione di Covid 19 in caso di trapianto di microbiota. La proposta arriva da un panel di esperti attraverso la rivista The Lancet

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