L’attuale emergenza sanitaria conseguente alla pandemia da Sars-CoV-2 pone nuovi problemi, in particolare a causa dell’attuale peggioramento dell’epidemia in un momento in cui è prevista una aumentata circolazione di altri patogeni respiratori, come per esempio i virus influenzali.

In assenza di un vaccino, quali strategie possono essere perseguite per cercare di rallentare la diffusione di Covid-19? La nutrizione e l’integrazione possono essere una soluzione? Qual è lo stato delle informazioni scientifiche disponibili in relazione al ruolo degli integratori per rafforzare il sistema immunitario, in particolare delle fasce di popolazione più sensibili? 

Intorno a queste domande ruoterà il webinar Nutrizione e integrazione: quali possibilità per contrastare l’epidemia del Sars-CoV-2 che si terrà mercoledì 2 dicembre p.v dalle 17 alle 18. Per iscrizione clicca qui.

Programma

La nutrizione mirata al rafforzamento dell'immunità: potenziali effetti antivirali

Prof. Enzo Spisni, Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali, Università di Bologna.

Meccanismi di autofagia e risposte cellulari alle infezioni virali

D.ssa Francesca Truzzi, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari, Università di Bologna

Il Progetto Europeo SPIN- un integratore innovativo per rafforzare le difese immunitarie

Prof. Giovanni Dinelli, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari, Università di Bologna

 

Coordinamento giornalistico: Dr. Nicola Miglino, Direttore responsabile di nutrientiesupplementi.it

Diabete e Covid-19. Una relazione pericolosa, stando alle evidenze cliniche che annoverato proprio il diabete di tipo 2 tra i maggiori fattori di rischio per lo sviluppo di polmonite interstiziale.  Il tema è stato posto al centro dell’attenzione in occasione della Giornata mondiale del diabete tenutasi lo scorso 14 novembre. Ne abbiamo parlato con Giovanni Spera, endocrinologo nonché presidente eletto della Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (Sisdca).

Nuovi dati sul rischio di una prognosi severa per pazienti obesi colpiti da Covid-19 giungono da uno studio appena pubblicato su Circulation e presentato in anteprima nei giorni scorsi durante il congresso in edizione digitale dell’American heart association. Se gli under 50 sono più protetti rispetto a forme gravi della malattia, questo sembra non valere in questa fascia di età in caso di sovrappeso/obesità.

A fare la differenza nella risposta alla vitamina C in caso di infezioni virali, piuttosto che di altri quadri patologici, potrebbe essere la disponibilità della proteina di trasposto intracellulare. L’ipotesi viene suggerita in una pubblicazione su Aging and Disease da un gruppo di ricercatori del Medical College of Georgia Center for Healthy Aging, che hanno preso in esame i dati oggi disponibili sull’impiego di alte dosi di vitamina C Iv (fino a 10 volte quella raccomandata di 65-90 mg/die) in diversi ambiti clinici con l’idea di comprendere se vi siano basi razionali per un impiego contro Covid-19.

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